(1 dicembre) Negli occhi di Puccio Smith compare un flash back. C’è un palco, quello di un teatro, a Torino, molti anni prima. Sul palco, un uomo con la chitarra. Le luci si attenuano, e l’uomo, Ivano Fossati, inizia a cantare “Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina / oramai certa come il tempo che farà / con che scarpe attraverseremo queste domeniche mattina...”.
Ritorno al presente, per Puccio. Causa del flash back il film che mercoledì sera è stato proiettato, fuori concorso, al Greenwich 1: ‘Italiani all’opera!’ Gli italiani in Argentina di Franco Brogi Taviani. Non sono le note di Fossati a costituirne la colonna sonora, ma romanze e arie liriche, Verdi soprattutto, cantate da un tenorino migrante in cerca di fortune canore. È lui, per molti tratti dei 78 minuti, a fare da apripista a Taviani, tra feste di matrimonio e audizioni di belle speranze, per imboccare le strade di un racconto che, dagli aparecidos nella terra dei gauchos e di Gardel a bordo dei transatlantici, arriva fino ai desaparecidos per mano spietata della dittatura di Videla.
I capitoli sono testimonianze di orgoglio delle radici, di partenze che dilaniano ancora, di passaporti doppi e passaporti ormai senza valore, di nuove identità di patria, di lacrime che scendono ricordando il tempo di mezzo secolo fa. I capitoli sono cronaca di chi ce l’ha fatta, di chi si ingegna, di chi ha trovato l’America senza che fosse tale, di chi rivendica il credito dei sogni, di chi rifiuta la definizione di emigrante e di chi la esibisce come attestato di onore. Italiani tutti, e comunque. Cui perfettamente si addicono musica e parole di Una furtiva lacrima, o del Va pensiero. Italiani tutti.
Specialmente le donne. Quelle che vestono ancora gli abiti di un Meridione da Rai Storia. Quelle che hanno perso un figlio, un marito, un compagno, portati via per sempre dalla polizia e buttati nel vuoto da un aereo. Quelle che cantano Verdi su un palco, recitano in uno spettacolo di quartiere, stanno dietro il banco di un bar, siedono silenziose nel salotto buono. Italiani tutti, che Brogi Taviani disegna con occhi sensibili e asciutti. Occhi da far invidia a quelli di Puccio Smith.
“È stato a Buenos Aires
Puccio Smith
Ha consumato le sue scarpes
Puccio Smith
encuentrando italianos
Puccio Smith
de Torinos, de Napoles y Milanos
Puccio Smith
Ha preso cuatro chilos
Puccio Smith
a fuerza de convivios
Puccio Smith
con churrascos y spaghettadas
Puccio Smith
Vinos tintos y emapanadas
Puccio Smith”
Puccio Smith
Italiani all’Opera! Gli italiani in Argentina
di Franco Brogi Taviani (Italia, 2011)
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¡Que guapo el Pucio Smith!